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NewsGiornata mondiale contro la Cyber Censura
Giornata mondiale contro la cyber censura

Giornata mondiale contro la Cyber Censura

  • Giornata Mondiale Contro La Cyber Censura

Istituita il 12 marzo 2010, le origini della Giornata Mondiale Contro La Cyber Censura risalgono al 1985, anno in cui il giornalista Robert Ménard fondò l’organizzazione Reporter Senza Frontiere, con sede a Parigi ma con vali poli in tutto il mondo. Dunque, lo scopo dell’organizzazione è di promuovere la libertà di informazione e di stampa, per evitare che venga eliminato il diritto di esprimere la propria opinione.

Il significato di Cyber Censura è letteralmente censura di Internet e si intende il controllo, o il blocco, della pubblicazione di contenuti sulla rete. Le censure possono essere effettuate dal governo o da una società privata, su richiesta dello stesso o su propria iniziativa.

Il livello delle censure cambia da Paese a Paese: mentre in alcuni è assente, in altri può addirittura limitare totalmente l’accesso alle notizie. Le dinamiche sono simili a quelle della censura tradizionale su giornali, libri, musica, televisione e radio.

Dalla lista di nemici di Internet di Reporter Senza Frontiere, spiccano Arabia Saudita, Cina, Corea del Nord, Iran, Siria, Vietnam, Birmania, Cuba, Turkmenistan. Nel mondo una persona su tre non ha libero accesso alle comunicazioni online, e almeno sessanta Paesi censurano la rete.

Le principali attività di Reporter Senza Frontiere, nella lotta alla Cyber censura, è la raccolta di informazioni sullo stato di libertà di stampa nelle diverse nazioni oggetto di indagine. conferisce anche il premio Netizen Prize, grazie al quale è possibile scoprire, ad esempio, che questo fenomeno di censure si verifica soprattutto in periodo di elezioni. Gli Stati possono decidere di filtrare le notizie quotidianamente o in specifici periodi, proprio come le elezioni, ma anche quando si verificano episodi di attacchi terroristici, rivolte o dissidi contro il governo.

In questo modo si pone in contrapposizione alla Cyber Censura, ormai sempre più in aumento, l’avvento di Internet. Divenuto ormai un potente mezzo di diffusione di notizie e idee, l’intento dei governi è cercare di creare un’unica opinione costringendo tutti all’omologazione di pensiero.

La differenza è che, trattandosi di informazioni su Internet, i Governi devono adoperare apposite tecniche, come il blocco di specifici URL o il filtraggio delle notizie. Questo avviene tramite delle liste nere, che però non sono disponibili al pubblico.

Nei Paesi in cui i mezzi di comunicazione tradizionali sono sotto il controllo del potere, l’unica informazione indipendente può essere trovata su Internet. Diventato anche forum di discussione e rifugio per coloro che desiderano parlare liberamente si legge su Reporter Senza Frontiere.
In Occidente, questo problema viene sottovalutato o comunque non ritenuto impossibile, perché la rete viene in genere ritenuta un territorio senza limiti.

Reporter Senza Frontiere nasce proprio per difendere il diritto di libertà di parola di tutti noi e pubblica annualmente una classifica di libertà di stampa in cui riporta il numero di giornalisti uccisi e il Paese in cui ciò è accaduto. Infatti solo nel 2018 sono morti 80 giornalisti, aumentati rispetto agli anni precedenti, dovuto alla presenza dei social network che permettono un proliferare di informazioni maggiore.

In alcuni casi, i siti sono bloccati in modo da far pensare ad un errore, piuttosto che ad una censura: è il caso del messaggio “error 404 not found. Tra i motivi del filtraggio di contenuti troviamo: politica e potere, norme morali e sociali, questioni di sicurezza. Un problema emergente è inoltre quello degli interessi economici. Alcuni Stati bloccano anche siti web riguardanti religioni e gruppi minoritari, soprattutto quando rappresentano una minaccia.

Sono però bloccati anche siti che incitano a razzismo, omofobia e altre forme di discriminazione, siti che promuovo sostanze illegali, erotici, con contenuti pedo-pornografici, che incitano alla violenza e che promuovono attività criminali. In alcuni Paesi Occidentali l’oscuramento dei siti è una possibilità prevista lecitamente nell’ordinamento penale.

Quando si parla di censura in rete si intende il controllo serrato che porta al blocco delle comunicazioni o scambio di informazioni. Ad agire sono principalmente i governi che si servono di società private. Il livello e l’intensità che vengono applicati, come dimostra ogni anno il rapporto che viene stilato dai promotori della libertà, può variare da paese a paese in base al contesto storico e al momento che sta attraversando.

Avendo preso coscienza della potenza della rete, i governi hanno deciso di scatenare un black-out dell’informazione. Un po’ come ai tempi del fascismo, le autorità manipolano le informazioni, le filtrano e sopprimono i contenuti critici.

Le opinioni in merito all’agire dei governi costituiscono un dibattito sempre aperto e in evoluzione continua. In merito a queste opinioni, emergono pareri discordanti dai quali emergono le posizioni di chi approva e ritiene indispensabile un forma di controllo per garantire l’identità di una nazione, e chi invece, in un’epoca di continui mutamenti e globalizzazione, rifiuta categoricamente l’attacco alla libertà di espressione che porta a una regressione dell’umanità.

In virtù della Giornata Mondiale Contro La Cyber Censura, vogliamo ricordarvi un caso eclatante che risale al 6 Gennaio 2021, quando il Presidente uscente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha convocato centinaia di sostenitori che hanno attaccato la sede del Congresso a Washington DC, scontrandosi con la polizia, superando i blocchi, occupando l’edificio, arrivando armati fino alle aule dove si riuniscono la Camera e il Senato.

Donald Trump, che non ha mai accettato la sconfitta sostenendo senza alcuna prova la tesi dei brogli, ha cercato in ogni modo di restare al potere ribaltando l’esito del voto, e aveva convocato questa manifestazione violenta, tramite i suoi profili social e ha incitato i manifestanti poco prima dell’attacco.

A seguito dell’assalto al Campidoglio da parte dei suoi sostenitori per contestare il risultato delle elezioni presidenziali del 2020, sono stati bloccati i suoi account su Facebook e Twitter, impedendogli il diritto alla parola, dopo aver platealmente incitato alla ribellione e alla violenza.

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